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mercoledì 18 ottobre 2017
 
 

 
La Chiesa    

 

La via Petro Magenta

 La città di Gambolò conta sei chiese. Tre di queste sono curate da altrettante associazioni di fedeli, le Confraternite.

  San Rocco, San Paolo e Santa Maria. 

Partendo da largo San Getulio e percorrendo la via Pietro Magenta ecco in fondo, esposta a mezzogiorno, la facciata della Chiesa dedicata a San Paolo Apostolo, governata dalla omonima Confraternita.

 E l'antistante piazzetta, oggi più piccola di come viene descritta nei i documenti storici che la menzionano.

 In questi luoghi si perpetua una tradizione secolare le cui origini risalgono a tanti anni fa... 

La storia racconta..

ARCHIVIO STORICO DELLA CONFRATERNITA -
FRANCESCO MARINONE - LA CONFRATERNIA DI SAN PAOLO (1987)
FRANCESCO MARINONE - LE ORIGINI DELLA CONFRATERNITA (ARALDO LOMELLINO 27 GENNAIO 1989)


 Il 24 settembre 1929 il sacerdote Nai Oleari don Giuseppe, Cappellano della Confraternita, ha preparato delle risposte ad un questionario proposto “autorità superiore ecclesiastica in conseguenza del Concordato avvenuto tra la Santa Sede d l’Italia – 11 Febbraio 1929 a Roma”.

 In questo documento c’erano alcuni quesiti che è utile riproporre per contribuire in modo attivo alla conoscenza sia della storia della Confraternita, sia di quella della Chiesa.
 
D - Quando fu edificata la chiesa e da chi?
R- Data precisa non si ha, ma la tradizione del luogo afferma che, quando la popolazione si divise e si riunì come in tre confederazioni, ciascuna volle edificare il proprio oratorio e chiesa, dove raccogliersi per l’esercizio di culto, di istruzione religiosa e civile: ancora oggi le tre confraternite del luogo si chiamano devote ………
 
D - Qual’è lo stile della chiesa?
R. Barocco
 
Q Se e quale pregio artistico e storico ha la chiesa, se e quanti sono le sue parti?
R – Bella, ben tenuta, nella sua architettura interna, ma pregio, come si domanda, no; ha però un ampio coro di legno duro scolpito artisticamente, magnifico, maesteso con leggio corrispondente, degno di adornare una cattedrale – ampia sagrestia e vestibolo.
 
D – Quali sono le condizioni di statistica o di manutenzione?
R – Discretamente buone e ben tenute
.
Q – E’ sufficiente ai bisogni della popolazione?
R – Si.
 
 

 Al cappellano della Confraternita sarebbe venuto in soccorso circa 70 anni dopo il prof. Francesco Marinone che ha curato una pubblicazione in merito per conto della Confraternita.

 Consultando alcune antiche carte si può ricostruire la posizione della chiesa e i successivi sviluppi architettonici.

 Collocata lungo la cerchia delle mura, è il primo saluto a chi arriva da Vigevano. Ha un ampio piazzale circostante, ma non ha ancora il campanile.

 Presso l’archivio della Curia di Pavia è consultabile un documento veramente prezioso per ricostruire le vicende monumentali della Chiesa.

 Il percorso inizia il 15 agosto 1561 con la Licenza concessa ai disciplini di Sam Paolo di poter officiare in detta Chiesa data per il rev.do Vicario Episcopale di Pavia il reverendo Antonio Maria Cavalli, rogato per Bartolomeo Francano. Lo stesso notaio che il 19 ottobre 1565 stende l’Instrumento di instituzione della chiesa. Infine la Presa di possesso della Chiesa della Conversione di San Paolo rogata per il notaio episcopale Alessandro Gorrano.   

 

 

 

 

Il campanile si erge sopra i tetti della città

 Le vicende storiche della chiesa proseguono nel corso dei secoli.

 Il 4 settembre 1629 i consoli di Gambolò e altri abitanti depongono sotto giuramento che “la scuola o compagnia di disciplini sotto il nome di Santo Paolo…. é stata eretta et istituita anticamente et è tanto antica che non si trova memoria alcuna della sua eretione…. Non solo a memoria nostra ma ancora a memoria dei nostri padri, da quali mai abbiamo inteso cosa alcuna del principio della sua fondatione”.

 Dal 1629 giungiamo al 1743.
Nel suo libro Memorie Religiose padre Francesco Pianzola scrive che nel 1743 fu ampliata dal marchese Pompeo Litta.

 Non si è trovata alcuna documentazione al riguardo, ma una ricognizione accurata alle varie parti della chiesa ha fatto emergere ben due volte la data del 1728: su una delle pile dell’acqua santa e sull’altare del presepe dove si legge anche la data del 1734.

 Due visite pastorali di quel periodo sono di estremo aiuto nel ricostruire il fervore di spese tese al rinnovamento totale della chiesa.

 Nel 1764 il cardinal Carlo Francesco Durini la trova “di recente fatta col suo altare maggiore e due cappelle”.
La descrizione è così analitica da sembrare la fotografia della chiesa attuale.
 Un quadro che si completa con la visita di Mons. Bartolomeo Olivati del 20 settembre 1784.
 La chiesa nuova è stata completata.
 Nel 1780 è stato portato a compimento il grande coro, opera mai sufficientemente ammirata di un anonimo artigiano trentino.

 Nel 1770 era stato rifatto il campanile.

 Interessante a questo proposito quanto scrive lo stesso don Giuseppe Nai Oleari nel citato questionario alla domanda relativa alla chiesa e cioè se e quando fu ampliata.

 “Si, la piccola chiesa di S. Paolo A. che aveva un ampio piazzale circostante e capace, come da foglio di mappa antico esistente in Municipio e fu atterrata e riedificata nella presente, più ampia, più bella, più artistica, occupando quasi totalmente l’antica area di proprietà della Confraternita a spese del rione e anche con concorso del Comune, in piccola parte, il quale aveva a disposizione della Confraternita di S. Paolo A. “il reddito di un suo largo fondo per la costruzione della nuova chiesa. Nel 1881 le venne fatta la facciata artistica attuale su disegno e assistenza dell’architetto generale d’artiglieria Giuseppe Bianchi del luogo. Ultimamente venne rinfrescata nel suo interno e abbillita con pitture e decorazioni.”

 Nel corso degli anni ci furono altri interventi di restauro e di conservazione.

 
 

 

 

 

 
 

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